Tessari è un pittore pudico, lontano da fantomatiche pulsioni, che cerca senza affanni e con un mestiere antico un possibile “nuovo” nel figurativo. Giacché il flusso controllato di energie allo stato denso presenti nella sua gestualità è più amore nostalgico di tempi andati, che istintiva interazione.
Il grado di svolgimento della sua ispirazione poggia su umoralità diffusa, ma anche su rapporti precipui e moralmente necessari con un passato illustre, dove la vita nel suo fluire ha un senso che bisogna anche artisticamente restituire.

L’incomunicabilità, di cui doviziosa testimonianza sono gli essenziali monocromi, è lo spazio di una nuova epifania: nel mostro ipotecato dell’alterità, concettualmente gli si rivela il mostro insospettato che si annida in noi.

Un linguaggio ”laicamente” religioso trattiene il volume del messaggio, che si espande nel tempo anche stilisticamente in luce, formando un continuum che è allo stesso tempo mentale e calligrafico.

L’oniricità iniziale si dipana per una più perfetta identificazione dell’ umano sottolineato da un effetto coloristico, che ascende negli olii, attraverso una lavorazione più estesa del monocromo di base, alla tecnica dell’affresco. Sincreticamente si disvela nella sua pittura una solerte visceralità, che assomma l’assieme architettonico di Bosch e la trasparenza di Breughel: il colore vellutato a vari strati aspira al tridimensionale non bloccato, chiuso, ma con un fondo singolarmente ossigenato. La materia è fresca, quasi evanescente e ha per soggetto l’uomo nella sua duplice “facciata” simbolicamente sessuata (la facciata nella storia dell’architettura è la parte visibile, tipologica, immediatamente rappresentativa della struttura dell’edificio che introduce al suo interno). La prevalenza del femminino nella trama pittorica di Tessari emblematicamente è la prevalenza della “facciata” esteriore su quella interiore (l’uomo, individuato come situazione, come scorrimento, soggettato a ogni forma di delimitazione, ma anche alla solvibile speranza).

Nel lavoro di Tessari nulla è lasciato al caso; la stessa cornice, che delimita la “facciata”, accompagna e conclude l’opera.
Una pittura, la sua, votata certamente a un felice destino per lo spirito acuto della ricerca che lo sorregge.