Le sorprese di Tessari – Il Gazzettino di Pordenone, ottobre 1983

“Un pittore non può dipingere altro che sorprese ”: cosi dice di sé, presentando la personale allestita “Al Fogher”, Mario Tessari. E le opere esposte paiono dargli ragione in pieno. La prima sorpresa sta nella vastità delle investigazioni della realtà, che si traduce poi anche in una certa varietà di gesti pittorici, di materiali, di tecniche. Ci si trova di fronte a disegni il cui tratto è affidato al nobile segno della penna biro, a oli su tele di varie dimensioni e persino un olio su tavola dagli interessanti effetti di trasparenza; ma anche a vari tipi di esperienze culturali che suggeriscono un po’ di cubismo, un po’ di espressione, qualche bel tratto impressionistico, ma soprattutto una predominante attenzione a una sorta di surrealismo.

E’ qui, forse, la seconda sorpresa: nello scoprire quante suggestioni strane, diverse, comunque mai riconducibili al reale, abbiano le cose; e comunque quante possibilità ancora inesplorate abbia l’uomo di accostarsi alle cose per conoscerne l’identità “vera”, quella che sta sotto le croste dell’apparenza. Per affermare alla fine, raccogliendosi completamente dentro questo stupore investigativo in un rapporto di reprocità, quanto sia falsa la realtà che ci circonda.