Nelle opere di Mario Tessari scuole e tecniche pittoriche si sovrappongono e si intersecano in una ricerca che, nulla escludendo, raccoglie frutti diversi. Partendo dalla reinterpretazione cèsanniana dell’impressionismo – ceppo di tante correnti del Novecento – vi possiamo intravedere esiti che sfociano nel simbolismo, nel futurismo, a fianco dell’action painting americana (com’è sottolineato dall’omaggio a Pollock di alcuni suoi lavori). Tuttavia, un continuum può essere ritrovato nella pittura metafisica e surrealista, ove si privilegia la componente onirica e inconscia, con immagini che, formatesi nella fantasia, sfuggono a un immediato controllo. Gli schemi razionali vengono spesso sovvertiti (per scelta, in quanto Tessari ha anche mano nel disegno accademico) ed escono immagini talora primitivistiche, talora di impatto coloristico, con scomposta spazialità.

A conferma di ciò, egli stesso afferma che “il pittore non può dipingere altro che sorprese” e, aggiunge, ”si usa l’arte per rispecchiare l’anima”.

Nelle opere più recenti (1984) insiste, attraverso tecniche miste, su forme vagamente maculate, rielaborate e spesso monocrome, a cui sovrappone graficamente le sue percezioni antropomorfe: come gioco a interpretare nubi fugaci nel cielo.